Cronaca di una serata di fine estate

Tempo è passato ma come per il vino, meditare aiuta a decantare, a separare  i residui dagli aromi.
Serata speciale, da tutti attesa, quasi dovuta. 
Le uscite estive, lunghe e faticose, servono oltre che ad incrementare la muscolatura, a programmare gli eventi.
Mauro elabora: l'Ironman è da tutti inseguito, parlarne è doveroso, oltre che piacevole.
Iniziano gli interrogativi e si sondano gli amici. I perché si susseguono e i come inseguono.
Passano le settimane, la stagione delle gare è terminata, almeno per il triathlon. Gli acciacchi non si contano, muscoli, tendini, giunture varie mostrano segni inequivocabili di infiammazioni, contusioni, lacerazioni e nei casi più gravi, oltre allo scarico e al riposo, si prospettano tagliandi chirurgici. 
E’ giunto il momento di riflettere e la serata dell’impossibile, o nella visione del Ciarro, del possibile diviene l’occasione propizia.
Azimut è il ritrovo adatto, sperimentato e gradito da tutti. Ivano si prodiga ad accoglierci nella cortese ospitalità della prestigiosa sede alle pendici della salita cittadina.
La serata è calda, i colori dell’autunno faticano ad occupare la scena. La lunga estate si stempera con lentezza.
All’ora prevista gli anfratti, i corridoi brulicano di saluti, battute salaci, sfide vinte e perse, tempi superati e propositi di rivincita. A ricomporre la mandria pascolante ci pensa il Betty. I banchetti del dolce e salato attraggono i curiosi, affamati atleti e ospiti imbarazzati. Inutile ripetere quanto la personalità dell’esuberante oracolo del gusto abbia inventato combinazioni innovative, fantasiose e sorprendenti. Betty onora al solito il suo compito nel condurci sazi e curiosi alla soglia della sala.
Mauro è nell’angolo dei relatori, osserva la sala gremirsi. I posti prenotati sono ormai esauriti. Si contano gli iscritti del  Dttri e gli amici attratti dal tema serale.
Gesti consueti, gli strumenti sono riluttanti ad ampliare suoni e proiettare immagini ma tutto si risolve in breve.
Inizia l’arena. Parlare in pubblico non è facile. Gli occhi ti scrutano, le attese hanno un rumore particolare udito solo da colui che deve rispondere.
Partenza lenta ma non troppo. Brevi note biografiche da tutti conosciute, compresi accenni alle origini della disciplina. Colpo si scena: lungo filmato sulla disputa Scott vs Allen.
Le immagini scorrono e i sorrisi pure. Luoghi magici, tempi, fatiche, allenamenti sono gli ingredienti principali di una lunga avventura.
Mauro riprende il microfono, l’emozione della voce tradisce la passione di una vita. Iniziano le domande. La reverenza è alta, bisogna procedere con cautela. Mauro si destreggia tra barrette dolci e salate, temperature miti, tutto appare possibile, eppure serpeggia un dubbio, una assenza, un eludere l’essenza.
Mauro continua a schermirsi è in difesa. Medita le mosse, controlla l’emozione e ne regola il lento fluire.
Rimane  sospeso l’interrogativo: perché essere qui; quale il motivo, l’urgenza che ha spinto ad esserci.
Il focus sull’Ironman non quieta, non tace l’attesa. L’occhio cerca il protagonista. Mauro è alle corde, la verità non più timida si mostra senza veli.
E’ Mauro l’attrazione, il pifferario della favola. Tutti concordano, si tratta solo di leggere le istruzioni del bugiardino allegato. Grandezza misura qualità del principio attivo.
Iniziamo dalla misura: come provetti galileniani, figli della meccanicismo, solo ciò che è misurabile esiste. La grandezza del nostro è misurabile? Certo che si, basta enumerare le gare fatte, i tempi abbattuti le finali conquistate. Ancora, altro indicatore. In poche stagioni, da quattro atleti in strada la soglia dei sessanta, dei settanta seguaci è superata. Verdetto, sia detto senza ipocrisia: Mauro è un grande.
Ma ancora un velo rimane: in cosa grandeggia il Nostro? Forse un parallelo aiuta. Nella storia dell’alpinismo si contano le prime ascensioni. Le aperture di vie. La frontiera del possibile richiede sognatori che immagino vie dove altri vedono solo ostacoli. Risolvere limiti, a questo servono gli eroi.
 E Mauro è un apripista, lui ha reso l’impossibile possibile. Ora ci appare facile completare l’Ironman, ma agli esordi non lo era. Solo dei sognatori potevano farlo. E Mauro, alcuni decenni fa, intraprese l’avventura senza aver istruttori, riferimenti a cui chiedere tabelle, diete, soste, allenamenti, ruote, scarpe e via elencando.  
Ma ancor di più: qual è la qualità della grandezza?
Anche qui il confronto ci illumina. Tutti abbiamo apprezzato il Lupo solitario, Roberto Ghidoni. Da uomo delle pianure industriali decise di separarsi dal mondo dei viventi per inseguire il suo sogno dell’Alaska. Bovegno, le fatiche dei suoi avi diventano il rifugio dove trovare e realizzare il suo essere uomo.
Mauro è diverso. Vive e lavora in mezzo a noi. Lo possiamo incontrare, nella sua normalità, al bar a sorseggiare caffè e leggere la gazza. Correre lungo gli argini e riparare gomme bucate in strade di periferia, possibilmente in salita. Pratica assiduamente lo shopping, il cazzeggio post prandiale e i riti musicali delle genti moderne. Eppure un guizzo lo distingue. Non basta sognare, per emergere bisogna anche realizzare quanto la fantasia ordina. E l’impossibile merita il sacrificio delle pause pranzo, delle alzatacce, dei momenti impegnati.
In lui riconosciamo la dote, il talento dello sciamano. Gli astanti applaudono. Quanti trentenni, quarantenni, cinquantenni, continuano a sognare grazie all’esempio dell’amico. Direi tanti, osservando i sorrisi della sala.
Riepilogo e conclusione: Mauro è l’enzima capace di coagulare, Andrea correggimi, i globuli sparsi. Mostra e dimostra che sognare è bello  e l’età non conta.  Di questo ti siamo tutti grati, anche perché sappiamo, seppure non te lo diciamo per pudicizia e timidezza, quanta sia la sofferenza dell’uomo solo al comando.

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